Archivio della Categoria ‘Visite d'istruzione’

Visita alla Pinacoteca

Martedì, Gennaio 12th, 2010

pinacotecaIl giorno 15 dicembre 2009 noi alunni delle classi V B iter e V A iter ci siamo recati a Barletta alla Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”, presso il Palazzo della Marra, famiglia cui appartenne nel XVII secolo.
Quest’ultimo è un magnifico e imponente palazzo in stile barocco riccamente decorato. Sul portale sono raffigurate le due allegorie della Vecchiaia e della Giovinezza. Il balcone, invece, presenta mostri, cani e grifi. La struttura è a tre livelli.
Al primo piano abbiamo visitato la mostra temporanea di alcuni artisti impressionisti e realisti, come ad esempio G. Gabbiani, V. De Stefano e R. Girondi. Si tratta di artisti napoletani, ancora legati all’arte accademica. I loro dipinti rappresentano molto spesso popolani e popolane, vedute di paesaggi, come l’opera “Il porto di Barletta” del vedutista P. Hackert, animali, ecc.
Nell’ultima parte di questa mostra sono presenti opere del V. Gemito, un artista ottocentesco, che rinnova il linguaggio artistico del suo tempo. La sua opera più importante e significativa è “Acquaiolo”. Infatti quest’opera, a metà strada tra Verismo e Realismo, rappresenta uno “scugnizzo” di Napoli che attinge dell’acqua con una brocca, mostrando tanta voglia di vivere.
Successivamente ci siamo recati al secondo piano, dove vi è la mostra permanente della Pinacoteca “Giuseppe De Nittis”.
Giuseppe De Nittis (1846–1884) nasce a Barletta. La sua carriera artistica comincia nel solco del Realismo. Infatti darà vita alla cosiddetta “Scuola di Resìna”.
Dopo un breve soggiorno a Firenze, dove entra in contatto con i pittori Macchiaioli, si reca a Parigi. Qui incontra e sposa Léontine Lucille Gruvelle, la quale influenzerà le sue future scelte artistiche. Inoltre stringe una profonda amicizia con E. Degas che lo indirizzerà verso la pittura impressionista.
L’Impressionismo è una corrente pittorica, le cui opere rappresentano l’impressione che la realtà suscita nell’autore nella visione di un istante.
Nelle sue opere, infatti, De Nittis fa uso di pennellate virgolettate e veloci, inquadrature di tipo fotografico, pittura en plein air, colori puri e presta molta attenzione alla luce.
Non a caso, nel 1874 parteciperà al primo Salon des Refusés (una mostra alternativa alle esposizioni ufficiali), che darà vita ufficialmente a questa corrente pittorica. Infatti, in quest’occasione, parteciperanno con le loro opere un po’ tutti i grandi dell’Impressionismo: C. Monet, E. Degas, P. A. Renoir, J. C. Pissaro, A. Sisley e B. Morisot, solo per citarne alcuni.
Tra tutti i suoi dipinti, “Il salotto della Principessa Matilde” e “Colazione in giardino” sono considerati da molti critici d’arte tra i più belli dell’Ottocento.
Ci ha particolarmente interessati il quadro “Colazione in Giardino”.
Esso raffigura una signora e un bambino seduti a un tavolo apparecchiato in un giardino. L’opera è dipinta con minuzia di particolari (tipico dell’arte fiamminga), ma non mancano elementi tipici dell’Impressionismo, tra cui il mazzo di fiori, memore della natura morta presente nel dipinto di E. Manet “Il Bar delle Folies–Bergères”.
Immancabili gli effetti della luce che penetra attraverso gli alberi, creando un gioco di luci, ombre e penombre.
Il dipinto è stato realizzato con un taglio di tipo fotografico dall’alto verso il basso.
Infine la profondità del dipinto è data dalle pennellate bianche.
Altri temi importanti della pittura del De Nittis sono i seguenti:

  • il paesaggio ritratto nei dipinti “Procella”, che raffigura una tempesta, e “Eruzione del Vesuvio”, che rimarca il suo legame alla città di Napoli;
  • il viaggio testimoniato nel quadro “Westminster Bridge”, che ricorda il suo soggiorno a Londra;
  • la neve, visibile nei dipinti “Pattinaggio” e “In Slitta”, tema fondamentale per i suoi giochi di luce e i cromatismi delicati;
  • le corse rappresentate nei dipinti “Le Corse a Longehamps” e “Studio per le Corse”, che raffigurano un ippodromo.

In conclusione l’iniziativa didattica è risultata interessante poiché ha arricchito il nostro bagaglio culturale ed è stata coinvolgente perché le opere del De Nittis sono emozionanti.

V B iter: Carmela Scarcelli
Laura Lopopolo
Antonio Civita

Premio Murat 2009

Domenica, Ottobre 25th, 2009

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 Gli alunni della VB iter con il prof. Di Noia e la
 scrittrice Maylis De Kerangal

Il giorno 22 ottobre 2009 presso la Facoltà di Lingue dell’”Università Degli Studi” di Bari è stato ufficialmente consegnato il “Premio Murat”, ormai giunto alla quinta edizione, che viene assegnato ogni due anni ad un romanzo francese contemporaneo, presentato da una giuria composta da studenti della Facoltà di Lingue e da studenti di diversi istituti superiori.

Alla cerimonia di premiazione ha partecipato la classe VB ITER dell’I.T.C. “G.Dell’Olio”, accompagnata dal professore Vincenzo Di Noia. La classe ha aderito al progetto che l’ha vista direttamente coinvolta nella lettura dei tre romanzi ( DU SILENCE SUR LES MAINS di Sylvie Aymard; ITZIK di Pascale Roze; CORNICHE KENNEDY di Maylis De Kerangal) selezionati dai componenti del GREC ( Groupe de Recherche de l’Éxtreme Contemporain) e successivamente nella votazione finalizzata alla scelta del romanzo preferito.
Vincitore dell’edizione di quest’anno è risultato, con voti 242 su 574 votanti, il romanzo di Maylis De Kerangal intitolato Corniche Kennedy.
La cerimonia ha visto un’attiva partecipazione dei numerosi studenti presenti,  i quali sono intervenuti al termine del discorso di ringraziamento dell’autrice per porle diverse domande e soddisfare alcune curiosità riguardanti il romanzo stesso.
Il romanzo narra una storia avvincente i cui protagonisti sono degli adolescenti i quali, assaporando il piacere della libertà e della voglia di vivere, sperimentano una serie di avventure come quelle estreme di tuffarsi da scogli altissimi per provare l’ebbrezza inebriante del precipitare. Una storia che ha coinvolto notevolmente i ragazzi e che si è distinta per l’originalità della trama così come del linguaggio gergale utilizzato.
L’esito finale della manifestazione è risultato fortemente positivo in quanto ha permesso agli studenti di partecipare ad un evento culturale di alto livello e in particolar modo ha consentito loro di confrontarsi con la realtà universitaria.
prof. Enzo Di Noia
 

Treno della Memoria

Domenica, Marzo 22nd, 2009

Un viaggio negli orrori del passato per non errare più

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Il 10 febbraio ho partecipato al progetto “Treno della memoria”, messo in atto dall’organizzazione giovanile”Terra del fuoco”, che fin dal 2001 si propone di realizzare iniziative rivolte a tutte le scuole in quanto considerate “cantieri della coscienza”. Io ero uno dei 750 ragazzi che vi hanno preso parte. Nel lungo tragitto da Bari verso la Polonia mi sono posto una domanda :”perchè ricordare la tragedia della II guerra mondiale e dell’ Olocausto? In fondo tante sono le guerre che hanno devastato la vita e i sogni dei popoli”. Con questa stessa domanda sono entrato nel campo di concentramento ad AUSCHWITZ, e lì ho trovato una risposta.

All’ ingresso, sul portone, è ancora scritto “Arbeit macht frei”, che vuol dire “Il lavoro rende liberi”, ma dentro sono stato avvolto da un silenzio inquietante. Neanche la natura, ancora impregnata del dolciastro odore della morte, riusciva a farsi sentire, forse perchè nessuna parola, nessun rumore può spiegare davvero la malvagità dell’uomo di cui questa terra è ancora testimone a distanza di 65 anni. Avanzavo lungo il campo. Attorno a me ho visto colonne di cemento con fili spinati. Ho visto alberi spogli, innevati. Ho visto palazzine di mattone con tetti di legno dai quali fuoriuscivano ciminiere che ora fortunatamente non funzionano più. Il tempo sembrava non essere mai passato. Tutto è rimasto com’ era.

Dopo pochi metri il silenzio è stato interrotto dalla guida che ci ha invitato ad entrare nel “blocco 4″: così erano definite le sezioni di questa macabra città. Varcato l’uscio, tante erano le fotografie incorniciate e appese sul muro del lungo corridoio bianco a raffigurare i visi di alcuni deportati, o meglio dei deportati registrati semplicemente come “lavoratori”. Dai loro sguardi ho percepito angoscia e sgomento. Uno di essi, in particolare, ha attratto la mia attenzione. E’ quello di Maria Spaller, una giovane donna che molto probabilmente era lì con la sua famiglia, con i suoi figli. I suoi occhi mi sono parsi vuoti e persi. Probabilmente i suoi pensieri non erano rivolti a ciò che le stava accadendo, ma ai sui affetti. Sotto il suo nome c’ è anche la data di deportazione e di morte. Nonostante la sua corporatura esile, la fame, il duro lavoro e le angherie subite, ha avuto la forza di vivere ancora per un anno e tre mesi, forse dono offertole dalla speranza, per lei vana ma mai perduta, che tutto un giorno sarebbe finito, potendo così riabbracciare i suoi cari. Nel blocco 4 altre stanze hanno colpito la mia attenzione con i “letti” sui quali i deportati hanno dormito, con le divise da loro indossate e con i tanti oggetti che ci hanno aiutato a capire le terribili condizioni in cui questi uomini hanno vissuto. Ma nulla continuava ad emozionarmi davvero quanto il volto di Maria Spaller impresso sempre nella mia mente. Ha incominciato così a farsi spazio in me la consapevolezza che quella storia non ha riguardato solo ebrei, rom o altre “categorie” di persone che disgraziatamente sono morte lì.  E’ una storia che avrebbe potuto  riguardare tutti, che riguarda  tutti, anche me. Del resto che differenza  c’ è tra quella donna e mia madre, tra i suoi figli e me?
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 A pochi passi del lungo corridoio sono entrato in una stanza alla mia destra. Sul muro che costeggia la porta  c’ erano altre foto di deportati, tutti bambini gemelli usati in questa stanza  dal dottor Mengele come se fossero topi da esperimento. Il suo intento era di scoprire come si potesse far concepire esclusivamente gemelli di razza ariana, la  razza “perfetta”. I visi innocenti di questi bambini mi hanno provocato uno stato d’angoscia inspiegabile. Alcuni di questi sembravano trattenere le lacrime, altri con lo sguardo innocente sembravano, invece, non aver ancora capito quello che stava accadendo in quel posto ostile, dove nessuno più si prendeva cura di loro.  Forse molti hanno sperato in uno stravolgimento della storia, come nelle favole, che li avrebbe portati nuovamente nelle loro case piene di giochi e affetti.

Ho visto altri blocchi nei quali ho trovato stanze piene di testimonianze del massacro con          l’ enorme quantità di capelli ammassati, con le centinaia di valigie e le montagne di occhiali, pettini, scarpe, protesi…… sottoprodotti, questi, di una selezione di corpi da cui recuperate ogni tipo di profitto, come in una fabbrica, ma della morte. Ho visto anche le celle di prigionieri in punizione - come se stare lì non fosse già un’insensata punizione - camere a gas, forni crematori e il muro delle esecuzioni. Di fronte a tutto ciò come non comprendere quanto in genere sfugge? Come non capire la bestiale barbarie che ogni guerra genera costringendo a perdere il senso della dignità umana?

Ho ritenuto a questo punto che la visita al campo di Auschwitz potesse bastare: quali altre emozioni avrei potuto provare, quali maggiori insegnamenti avrei potuto comprendere? Ma non è stato così.
Dista circa 3 km dal campo “madre” quello di Birkenau.

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Non so di preciso da quanti ettari di terreno esso è costituito, ma le dimensioni sono davvero impressionanti e ancor più impressionante è il pensare allo sterminio sistematico di innocenti che vi si è svolto. Colpiscono sin dall’inizio le lunghe rotaie sulle quali 65 anni fa hanno viaggiato treni pieni di deportati. Qui li hanno fatti scendere, li hanno selezionati come bestie, decidendo arbitrariamente chi potesse essere utilizzato per il lavoro e chi fosse del tutto inutile. Ho visto infine la sauna. In questa stanza i “fortunati”, perchè sfuggiti alle camere a gas, si sono spogliati dei loro oggetti e dei loro indumenti per poi essere rivestiti con divise a righe e rasati completamente. In quel luogo milioni di persone sono stati trasformati in milioni di “strumenti” da lavoro. Mi è tornato in mente il romanzo di Primo Levi “Se questo è un uomo”, che mi ha aiutato a comprendere meglio la crudeltà di quel posto. Ho riflettuto così su come è stato lì che hanno “alienato” gli ebrei, privati del loro nome sostituito da un codice numerico. Ognuno dei deportati ha incominciato così a perdere il proprio significato di individuo con la sua dignità, con i suoi sentimenti di uomo, con la sua intelligenza, con la sua storia: un ebreo “in fondo” era solo un ebreo. Così come oggi, nella nostra civilissima Italia, uno “straniero è solo uno straniero”, un extracomunitario considerato in genere un delinquente, simbolo del male che mina alle fondamenta le basi della nostra società. E ai tragici fanatismi di ieri collego la potenziale tragica deriva dei fanatismi di oggi. Ho l’impressione, a questo punto, che l’uomo non abbia imparato molto dal passato. Forse è per questo che la storia è ciclica e conoscerla è davvero importante. La storia non è solo un insieme di date e di avvenimenti ma è un percorso critico di conoscenza che aiuta a comprendere meglio ciò che accade oggi, che ci aiuta a comprendere meglio l’ ingiustizia di un razzismo sempre più diffuso e l’ importanza  dell’ integrazione reciproca: dell’  “altro” nei confronti della nostra cultura, nostro nei confronti dello “straniero” e della sua cultura.E’ stato proprio questo il senso del treno: riflettere sulla diversità e sulla tolleranza, e perché non fossero solo parole, ha partecipato a quest’iniziativa un gruppo di ragazzi rom con i quali ho potuto confrontarmi concretamente. Di tale indimenticabile esperienza di memoria, di conoscenza e di integrazione oggi io mi sento un orgoglioso testimone, che ha compreso l’ importanza di difendere da ogni tipo di attacco la libertà, la democrazia e con esse, grazie ad esse, il rispetto dell’ altro. 
Michele Brudaglio Vcm

In viaggio per Auschwitz

Martedì, Febbraio 3rd, 2009

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L’ Istituto Tecnico Commerciale, con una rappresentanza di dieci alunni ed un docente accompagnatore, è stato selezionato per partecipare al “Treno della Memoria “, un progetto che coinvolge settecento studenti pugliesi e prevede il viaggio in treno a Cracovia e la visita del Museo Internazionale dell’Olocausto di Auschwitz e Birkenau.
Un’esperienza straordinaria organizzata dalla Regione Puglia in collaborazione con l’associazione “Terra del fuoco “, in ricordo di uno dei periodi più bui e tragici della storia mondiale.
Il progetto “Treno della Memoria 2009”ha il fine di fornire ai ragazzi partecipanti, una conoscenza approfondita di quelle che sono le tragiche vicende della Seconda Guerra Mondiale ,suscitando in loro vivido interesse ed un atteggiamento critico nei confronti del presente.
La meta di questo viaggio è Auschwitz , simbolo di quell’orrore che ha lasciato un segno indelebile nella nostra storia e che deve rappresentare anche il punto d’inizio di un cammino lento e faticoso che ci porterà, superando le diversità e i particolarismi , a diventare “cittadini europei”.

Il convoglio , diretto a Cracovia , partirà dalle nostre stazioni proprio nella speranza che nasca sempre di più tra i giovani l’interesse per un fenomeno passato che non ha rappresentato solo l’odio nazista contro ebrei , ma l’intransigenza contro i diversi , siano essi testimoni di Geova, zingari ,oppositori politici ,malati mentali e omosessuali.

Il “Treno della Memoria” è un percorso che si poggia su quattro parole chiave:
STORIA intesa come approfondimento della II guerra mondiale e degli orrori compiuti dalla recente storia del mondo;
MEMORIA come incontro e confronto con i pochi testimoni superstiti;
TESTIMONIANZA ovvero l’incontro con tutte le situazioni che nel presente vedono la perdita della dignità e dei diritti umani , per non scordare mai che il “ non deve accadere mai più” dipende dallo sforzo collettivo di tutti;
IMPEGNO perché tutti , nel nostro piccolo e nel quotidiano delle nostre vite, si possa vigilare e contribuire al non ripetersi degli errori del passato.
Cinzia Bombini

Visita al Festival dell’Innovazione

Giovedì, Gennaio 15th, 2009

frecceCHI RICERCA SI RITROVA

 fiera.gifIl 5 Dicembre 2008, noi alunni delle classi VB, VC, VD “Mercurio” dell’I.T.C.S. “Dell’Olio” di Bisceglie, accompagnati dalle professoresse De Mango, De Pinto, Di Pinto, Palombella, ci siamo recati presso la Fiera del Levante di Bari per visitare il primo Festival dell’Innovazione Tecnologica, manifestazione promossa da Regione Puglia, ARTI, le cinque Università pugliesi, Fiera del Levante. Obiettivo del Festival è quello di valorizzare e diffondere la conoscenza del patrimonio scientifico pugliese, promuovendo collegamenti tra mondo della ricerca, dell’impresa e dell’amministrazione pubblica.
Il Festival consiste in una grande mostra di prototipi e di brevetti ideati dai ricercatori del territorio pugliese.

Ad accoglierci è stato un ricercatore del Politecnico di Bari. Egli ci ha illustrato prima di tutto la differenza sostanziale che c’è tra brevetto, invenzione e scoperta scientifica. Il brevetto non è altro che la parte più bassa della scoperta scientifica in termini di applicazione pratica al contingente, al mondo reale, al mondo concreto del commercio. Per invenzione si intende una soluzione nuova ed originale ad un problema tecnico che è brevettabile, mentre la scoperta scientifica rimane una scoperta, sicuramente utile, ma non è brevettabile se non trova un’applicazione pratica ad un problema tecnico. Il brevetto è quindi un titolo di proprietà che non si riferisce a un qualcosa di materiale e tangibile ed ha validità temporale, con un limite massimo di 20 anni,e territoriale in quanto circoscritto in un determinato territorio.


Numerosi i brevetti dei  ricercatori del Politecnico e dell’Università di Bari. Particolare interesse ha suscitato il metodo per la realizzazione di componenti a matrice ceramica consistente in un materiale ceramico resistente alle alte temperature e agli shock termici e che trova la sua applicazione in parti di forni e sistemi scaldanti industriali siderurgici a temperature estremamente elevate. Ancora, l’innovativo tessuto di fibre animali in grado di evitare la concentrazione di forme batteriche, causa di cattivi odori. Questo brevetto  trova il suo campo di applicazione nell’industria tessile per creare indumenti come calzini, tessuti interni di scarpe. Ancora, il brevetto del “sistema di connessione nodale per strutture spaziali metalliche” dell’ingegnere Giuseppe Prete del Politecnico di Bari. Tale brevetto, depositato nel 1985, riguarda il procedimento meccanico delle componenti strutturali di un fabbricato e l’innovazione sta nella semplicità e nella rapidità di esecuzione del montaggio, del trasporto, dell’imballaggio e dello stoccaggio di tali componenti. Esso trova la sua applicazione nell’industria edile e un riscontro pratico si ha nella costruzione di imponenti edifici come il Palazzetto Dello Sport di Bisceglie.
La visita è proseguita per tutta la mattinata e il Festival ha suscitato, in noi studenti di una scuola a orientamento tecnico-scientifico, una atmosfera di “innovazione” e quasi di freschezza. E’ stato chiaro che nel nostro territorio la Ricerca è viva. Essa e la Scienza sono il nostro  futuro, il nostro patrimonio culturale ed intellettuale da sviluppare giorno per giorno con lo scopo di migliorare la nostra vita e la nostra società.

Una celebre frase di Darwin (1809-1882)  recita: “Un uomo che osa sprecare un’ora di vita non ha ancora scoperto il valore della vita”. Ciò significa che chiunque può contribuire al benessere dell’umanità con la ricerca studiando i fenomeni, identificandoli e comprendendoli. L’Uomo ha la facoltà di prevedere un fenomeno,  riprodurlo artificialmente in laboratorio e ripeterlo “all’infinito”, e soprattutto modificarlo al fine di intervenire e agire nel neutralizzare l’elemento negativo. Questo è il pensiero dell’evoluzionista Darwin che ha portato l’umanità a evolversi negli anni e che porterà nel tempo al trionfo della Scienza e della Ricerca con il prezioso contributo dei “giovani cervelli”.
Nicola Campanale 5C mercurio

Visita alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

Giovedì, Dicembre 4th, 2008

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 Gli alunni e i docenti della IV e V Iter con l'ambasciatore
 del Perù

Il 14 novembre 2008 in occasione della nona edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, manifestazione con sede presso il Centro Espositivo Ariston di Paestum, noi alunni di IV e V Iter, accompagnati dai proff. Cinzia Bombini, Maria Rosaria De Pinto, Enzo Di Noia,  abbiamo  visitato in mattinata i templi e il museo archeologico di Paestum e nel pomeriggio  abbiamo partecipato alla suddetta manifestazione.

Durante la visita al museo archeologico di Paestum, abbiamo avuto la fortuna di essere personalmente accompagnati dalla direttrice del museo, la quale ci ha illustrato egregiamente la storia di Paestum in presenza dell’ambasciatore del Perù il cui paese è stato il principale ospite della Borsa Internazionale. Alla fine della visita guidata abbiamo salutato l’ambasciatore con una foto ricordo e con la promessa di rincontrarci un giorno all’Ambasciata di Roma e perché no? Magari anche in Perù!

Nel pomeriggio abbiamo visitato la Borsa Internazionale del Turismo.
La Borsa Internazionale ha un valore inestimabile infatti, come lo stesso sito web afferma, essa è “l’unico appuntamento al mondo che promuove siti e destinazioni archeologiche creando integrazione tra diverse culture.”     
La Borsa, infatti, si propone diversi obiettivi: innanzitutto promuovere siti e località archeologiche, incrementare le opportunità occupazionali ed economiche in ambito turistico e permettere un incontro tra domanda e offerta favorendo la commercializzazione.
La nostra attenzione è stata principalmente rivolta agli stands delle università utili per l’orientamento post – diploma. Alla prossima visita d’istruzione
Gli alunni della IV e V Iter